San Sabino di Canosa

San Sabino di Canosa, mediatore tra Roma e Costantinopoli

Bari è sempre stata, fin dal Medioevo, il luogo d’elezione per il dialogo tra la Cultura orientale e la cultura occidentale, nonché tra il Cristianesimo cattolico e quello ortodosso.

Secondo alcune fonti storiche, San Sabino sarebbe stato il primo patrono della città, prima che lo diventasse San Nicola; questo elemento, tuttavia, non è l’unico che accomunava i due Santi.

Entrambi, infatti, hanno svolto un ruolo fondamentale nel favorire le relazioni tra Cristianesimo Orientale e Cristianesimo Occidentale: il primo in maniera diretta e da vivo, mentre il secondo in maniera indiretta, molto tempo dopo la sua morte.

Sabino nacque a Canosa alla fine del V secolo d. C., e probabilmente divenne vescovo della stessa cittadina nell’anno 514; sembrerebbe anche che lo stesso Santo abbia intrapreso un viaggio a Costantinopoli con il papa Giovanni I, nel 526.

Tale viaggio è avvenuto in un periodo di rapporti turbolenti tra Roma e la capitale dell’impero bizantino, in cui le questioni dottrinali e religiose erano motivo di discordia tra gli stessi cristiani: l’argomento, al giorno d’oggi, potrebbe sembrare banale, ma in quell’epoca un dibattito molto acceso riguardava un quesito particolare, ossia se Cristo avesse natura solamente divina o anche umana.

In quel tempo l’Italia era sotto il dominio dei Goti e del loro re Teodorico, di fede cristiano-ariana, il quale si opponeva alla persecuzione degli ariani in Oriente; il Pontefice Giovanni I (523 – 526) scelse dunque di portare con sé due vescovi dalle grandi doti diplomatiche, come Sabino e il vescovo di Capua Germano, per far pressioni sull’imperatore bizantino Giustino affinché cessassero le persecuzioni non solo a danno degli ariani, ma anche dei nestoriani e dei monofisiti.

Quella appena riportata fu la prima esperienza per Sabino nella veste di ambasciatore della Santa Sede, esperienza grazie alla quale riuscì a diventare consigliere personale del Papa.

Qualche anno dopo divenne Pontefice Agapito I (535 – 536), con l’arrivo del quale sorsero nuovi contrasti con l’impero d’Oriente: l’imperatore Giustiniano aveva “osato” occuparsi di questioni religiose elargendo concessioni sia ai monofisiti che agli ariani, e la risposta del Papa consistette nel vietare la “auctoritatem praedicationis”.
Il divieto poteva, ovviamente, non risultare gradito all’imperatore, e ancora una volta fu chiamato in causa Sabino di Canosa, l’unico uomo fidato del Papa che riusciva a sciogliere anche i nodi più difficili. Egli doveva, nel 535, sostenere delle argomentazioni diverse rispetto a quelle di nove anni prima, per far desistere l’imperatore dalla tentazione di entrare nel merito delle questioni dogmatiche: ora non solo i monofisiti dovevano rinunciare alla propria dignità ecclesiastica, in caso di conversione, ma anche gli ariani.

San Sabino ebbe successo con le sue argomentazioni, allentando la tensione tra potere temporale ed ecclesiastico.

Il vescovo fu sepolto a Bari, dopo la sua morte, e a lui venne intitolata la Cattedrale cittadina: con S. Sabino, primo patrono della città, iniziava a formarsi l’embrione del dialogo ecumenico barese.

 

Massimo  Castellana