La Traslazione di San Nicola e la gioia del mondo cristiano.

La Traslazione di San Nicola e la gioia del mondo cristiano.

Grazie alla dominazione bizantina, Bari conobbe uno sviluppo notevole dal punto di vista economico-commerciale tra il X e l’XI secolo, oltre ad avviare la propria “carriera” di città ecumenica. Negli anni ’70 dell’XI secolo, i Longobardi approfittarono della disfatta di Manzikert per sottrarre Bari al dominio bizantino, riuscendo a riconquistare la città; quest’ultima tuttavia perse il ruolo di città guida dell’Italia Meridionale, il cui baricentro ora si era spostato tra Salerno e Palermo, e una crisi economica era inevitabile.

Nel Medioevo andavano di moda i “furti” delle salme dei Santi, ad opera dei marinai di grandi città italiane. Tali azioni oggi desterebbero grande scandalo, ma nel Medioevo erano frequenti e addirittura necessarie perché le economie cittadine si rimettessero in moto, accogliendo numerosi pellegrini… e altrettanti guadagni.

I baresi avevano bisogno soltanto di un pretesto che giustificasse un eventuale trafugamento delle spoglie di San Nicola, e tale pretesto non tardò ad arrivare: i Turchi (musulmani e dunque profanatori del Cristianesimo, secondo la concezione del tempo), stavano invadendo e conquistando diverse città dell’Asia Minore, a partire da Antiochia nel 1085.

Gli “infedeli”, tra scorribande e conquiste, a un certo punto erano arrivati a minacciare la città del Santo Vescovo Nicola, Mira.

La città di Mira, così come Antiochia, si trovava su una delle rotte marittime seguite dai mercanti baresi, dunque la missione escogitata per salvare il Santo poteva benissimo essere camuffata come una semplice attività commerciale.

I baresi dunque non solo potevano agire, ma avevano anche una sorta di dovere morale nei confronti del Santo, il cui sepolcro doveva essere preservato dalla profanazione.

Secondo le fonti storiche ufficiali, nel 1087, tre navi con a bordo circa 70 uomini e merci varie salparono alla volta di Antiochia. I marinai sbarcarono in Asia minore e fecero una breve tappa a Mira per effettuare una prima valutazione, in modo da portare via il Santo senza intoppi al ritorno da Antiochia: così effettivamente avvenne, anche se, come è facile immaginare, gli abitanti della zona non ne furono proprio contenti.

Nella tradizione barese i marinai dell’impresa erano 62, ma in realtà alla missione parteciparono altri uomini, i quali non furono considerati nelle fonti storiche in quanto non godevano di diritti civili.

Storia e leggenda si confondevano nel narrare questi eventi; infatti, alle leggende e ai racconti popolari della tradizione barese si aggiunse un testo russo del 1094 circa intitolato “La Leggenda di Kiev”, uno dei testi più peculiari della letteratura russa antica. Non vi è certezza su come la notizia sia giunta in Russia in così breve tempo, così come nel resto del mondo cristiano, ma si ritiene che i Longobardi abbiano messo in moto una sorta di passaparola su larga scala, nelle lontane terre nordiche.

Una volta che i marinai giunsero a Bari con il corpo di San Nicola, si accesero dibattiti e polemiche sulla sorte dello stesso: all’abate Elia del monastero di San Benedetto si contrapponeva il vescovo Ursone, ma alla fine fu l’opinione del primo a prevalere, con un vasto consenso popolare.

La nuova, meravigliosa chiesa fu costruita accanto alla preesistente corte del Catepano.

Il primo barese a scrivere un racconto sulle vicende della traslazione fu l’arcidiacono della Cattedrale Giovanni, l’uomo più colto in città nell’XI secolo.

Nel 1089, fu lo stesso abate Elia ad essere nominato vescovo in città.

È curioso osservare come nell’Oriente cristiano si sia aperta una sorta di “spaccatura” in seguito alle vicende appena riportate: mentre in Asia Minore serpeggiava il risentimento nei confronti dei baresi, colpevoli di aver sottratto uno dei Santi più importanti, in Russia si cantavano lodi agli stessi e alla loro città, e per giunta venne istituita la Festa della Traslazione, per ricordare l’arrivo del vescovo di Mira a Bari.

Secondo le cronache locali, San Nicola compì anche dei miracoli, due dei quali furono particolarmente importanti: uno a Kiev (allora capitale della Russia), l’altro a Novgorod.

Massimo Castellana