Reminescenze greco-bizantine nel dialetto barese

 

Il lessico dialettale barese è quasi del tutto incomprensibile per chi non sia pugliese o perlomeno meridionale. Esso è di origine romanza ed è costituito per la maggior parte da vocaboli derivanti dal latino plebeo o volgare, così come del resto si verifica per tutte quante le regioni centro meridionali della nostra Penisola. Per fare una citazione domani in dialetto si dice “cré” che è fortemente imparentato con il latino crais. Non mancano tuttavia, fra le sue componenti, elementi abbastanza numerosi di derivazione greca, dovuti in parte alla presenza in Puglia, fra l’VIII e il VI sec. a. C., di fiorenti colonie della Magna Grecia, e soprattutto perché Bari fu un importante centro bizantino in Italia dal 876 fino al 1071, quando venne conquistata dai normanni di Roberto il Guiscardo.

Assieme ad elementi latini e greci, ci sono pure cospicue tracce di parlate germaniche, lasciate dal passaggio delle invasioni barbariche; di arabo, radicatesi in maniera abbastanza profonda, durante il IX sec., quando Bari fu dal 847 al 871 sede di un emirato musulmano, nonché a ragione di frequenti rapporti commerciali con l’Oriente; di francese e di spagnolo, a causa delle varie dominazioni susseguitesi nel tempo: normanna, angioina, aragonese, ecc.

Il dialetto barese costituisce una sorta di tessuto connettivo fra passato e presente, nel quale ogni epoca o avvenimento storico ha lasciato una testimonianza. Tanto per fare qualche esempio, il modo di dire “te fazzeche a n’ore de notte” (ti faccio nero di botte come lo è un’ora di notte) sta a ricordare che, nell’antico computo del tempo, la notte si considerava cominciata un’ora dopo il tramonto del sole. L’espressione “sguizze”, sinonimo di lestofante, deriva da Svizzero ed è collegato al ricordo della poco gradita presenza di soldati mercenari svizzeri di guarnigione nel locale castello. L’espressione “filècènze”, adoperata dai bambini per interrompere temporaneamente l’osservanza delle regole di un gioco in corso, è una reminescenza del “sit cum licentia” dei bimbi romani. Il grido “a le saracine”, con cui i monelli in passato erano soliti accompagnare una sassaiola tra gruppi rivali, altro non è che un ricordo dei mezzi di difesa a cui si doveva ricorrere anticamente per fermare le irruzioni dei pirati saraceni lungo la costa.

In questa sede vogliamo approfondire l’influsso che la dominazione bizantina, durata quasi due secoli, ha avuto sul dialetto della nostra città, lasciando una pluralità di termini dei quali molto spesso ci sfugge l’origine greca.

Un impronta molto forte è data dalla cosiddetta b bizantina presente nel dialetto barese: ossia la pronuncia della b alla greca, cioè come v. Ad esempio barba in dialetto si dice “varve”, bosco si dice “vusche”, basso si dice “vasce”, bacio si dice “vase.” Tale caratteristica si presenta anche nei nomi di paesi e città: “Vetonde” (Bitonto), “Varlette” (Barletta), “Vitette” (Bitetto). Sono termini ricevuti in eredità dal periodo bizantino i seguenti: “ùasckr” (da òstraka, tegole) per terrazzo, “trappete” (da trapeo, pigiare l’uva) per frantoio, “vastàse” (da bastaso, sollevare, portare) per scaricatore, “kekkevàsce” (da còccusc) per civetta, “iùsk” (è forte), “progòla” (provola), “scittùsce” (tartaruga), “sète” (melagrana) “tiàne” (teglia, tegame), “chiacùne” (fico secco), “tatarànne” (da tata, babbino) per nonno, “amìnue” (mandorla), “ptteé” (bottega), “lepòmene” (licantropo), “trùff” (vaso da bere), “ndràme” (budella), “kjitrà” (fa freddo), “kazzkùmm” (capitombolo), “pindùsce” (veste di lusso), “galettòne” (da galatos, latte) per recipiente per latte, “quàndre” (cantaro), “kelùmme” (fioroni), “uagnòne” (ragazzo), “parabis” (gioco), “timbàne” (coperchio, timballo) e altri ancora. Altrettanto notevole è l’influenza sui cognomi. Denotano un’origine bizantina i cognomi: Anaclerio, Amoruso (cambia valute, in armeno), Armenise (armeno), Attanasio, Basile e Vasile (da basileus, imperatore), Catapano, Cardamone (crescione), Carrassi, Calò (da kalos, bello), Carofiglio, Caradonna, De Grecis, Episcopo, Epifani, Falagario (oplita), Martiradonna (testimone), Maurogiovanni, Poliseno (da polimèstos), Romanazzi, Starita (da stavros, croce), Straziota (da stratiòtes, soldato).

L’influsso dell’elemento greco-bizantino a Bari è stato abbastanza forte tanto da lasciare diverse tracce presenti ancora oggi dopo che sono trascorsi diversi secoli, ma non allo stesso modo di come è avvenuto nel Salento, nella cosiddetta “Grecìa” salentina ove si parla il Griko, lingua di diretta discendenza greca (secondo alcuni risalente all’epoca della Magna Grecia, secondo altri al periodo bizantino, tesi che appare più verisimile). A Bari, pur essendo il centro principale dei territori dell’impero costantinopolitano, l’elemento greco e orientale non attecchì del tutto: molto radicato era l’elemento longobardo e, dal punto di vista religioso, il rito latino. Nel Salento, più proteso verso l’Oriente, l’influenza fu maggiore per via anche di una politica di ripopolamento con genti di lingua greca fra il VII e il IX secolo dopo Cristo. Inoltre la lingua greca e il rito religioso orientale non trovarono resistenza così come avvenne a Bari.

P.S.: chiedo scusa se ho trascritto in modo non corretto alcuni termini dialettali.

Vito Ricci