La grotta di Sant’Angelo di Cammarata

Prima dell’anno Mille lungo la via Traiana fra Bari e Bitonto sorgeva il Casale di Cammarata.

I casali erano agglomerati abitativi della consistenza di un centinaio di ‘fuochi’ (famiglie) caratterizzati da un’economia mista, sprovvisti di mura o fortificazioni e sempre raccolti intorno ad una chiesa.

I luoghi di culto a Cammarata erano tre : di San Benedetto (l’unica di cui sia rimasto in piedi qualcosa), di San Giovanni e di Sant’Angelo di Cammarata (quest’ultima, ipogeica, si apriva lungo il fianco sud di Lama Balice).

Il casale venne distrutto da un’incursione saracena nel 992. Nell’XI sec. il casale dovette risorgere poiché documenti ne attestano l’appartenenza alla famiglia Effrem.

Nel Libro Rosso di Bitonto (raccolta di atti relativi a quella città dal 1265 al 1559) è ricordata una chiesa di Sant’Angelo di Cammarata del 1488 della quale non si hanno più notizie a seguito di un crollo… Il crollo non fu totale, visto che in tempi recenti tale ipogeo è stato (ri)scoperto.

Quando tale scoperta avvenne, l’ipogeo si presentava suddiviso da elementi di muratura. Sulle pareti di quella che viene classificata ‘Grotta Sant’Angelo

A’ erano presenti affreschi risalenti al XIII sec. che però i lavori di un’adiacente cava di pietrisco hanno in parte distrutto ; per la cronaca, in quella stessa cava sono state scoperte i recente orme di dinosauro.

L’importanza di questo ipogeo va letta alla luce del suo contesto territoriale. Un contesto caratterizzato da una singolare antropizzazione che, iniziata in era peuceta, non ha ancora – ad oggi – conosciuto flessioni e che segnala, alla base della scelta insediativa, un forte legame con le attività produttive offerte dal territorio.

Di qui l’organizzarsi di un’articolata società che viveva di agricoltura e pastorizia e che ha lasciato traccia di sé attraverso una ramificata viabilità e altri importanti segni come muretti a secco, chiese, torri, palmenti, trappeti, ‘casedde’, ‘pagghiare’…